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Affidamento alternato o affidamento condiviso: comprendere le differenze per scegliere meglio

In diritto italiano, l’espressione « affidamento condiviso » non ha alcuna esistenza giuridica. Il Codice civile riconosce solo la residenza alternata, prevista all’articolo 373-2-9, o…

Père et fille lors d'un échange de garde alternée devant une maison résidentielle en automne

Nel diritto italiano, l’espressione “affidamento condiviso” non ha alcuna esistenza giuridica. Il Codice civile riconosce solo la residenza alternata, prevista dall’articolo 337-ter, o la residenza fissata presso un solo genitore accompagnata da un diritto di visita e di ospitalità. Questa confusione di vocaboli porta però a malintesi concreti sui diritti di ciascun genitore, sul calcolo dell’assegno di mantenimento e sulla divisione delle prestazioni familiari.

Residenza alternata: cosa dice precisamente il Codice civile

L’articolo 337-ter del Codice civile consente al giudice delle famiglie di stabilire la residenza del bambino in alternanza presso il domicilio di ciascun genitore. Questo testo non menziona mai il termine “affidamento condiviso”.

Un punto spesso frainteso: l’alternanza non impone una divisione rigorosamente uguale del tempo. Il giudice può decidere un ritmo asimmetrico, ad esempio dieci giorni presso un genitore e quattro presso l’altro, pur qualificando il dispositivo come residenza alternata. Può anche ordinare questa alternanza a titolo provvisorio, per una durata che determina, prima di pronunciarsi definitivamente.

Secondo l’Inps, nel 2023, circa il 14% dei bambini i cui genitori sono separati viveva in residenza alternata. Questo dato, in aumento regolare dalla legge del 4 marzo 2002, rimane minoritario. La residenza fissata principalmente presso un genitore rimane la configurazione più frequente, ed è possibile trovare informazioni utili su Parents Infos per approfondire le implicazioni concrete di ciascuna formula.

Affidamento condiviso: perché questo termine crea confusione

“Affidamento condiviso” è un’espressione del linguaggio comune, non una categoria del diritto di famiglia. Essa racchiude realtà molto diverse a seconda delle famiglie che la utilizzano.

Alcuni genitori la usano per indicare una residenza alternata classica, con un ritmo una settimana su due. Altri la utilizzano per descrivere un’organizzazione in cui il bambino vive principalmente presso un genitore ma trascorre weekend prolungati e metà delle vacanze presso l’altro. Queste due situazioni non hanno affatto lo stesso status giuridico, né le stesse conseguenze sull’assegno di mantenimento o sulle indennità.

Madre e figlio che organizzano un calendario di affidamento condiviso attorno a un tavolo in una cucina familiare

Il problema si presenta quando i genitori concludono un accordo amichevole utilizzando il termine “affidamento condiviso” senza specificare il calendario reale del bambino. In caso di conflitto successivo, il giudice si baserà sul tempo effettivamente trascorso presso ciascun genitore, non sull’etichetta scelta dalle parti.

Assegno di mantenimento e prestazioni CAF in residenza alternata

L’idea ricevuta più tenace vuole che la residenza alternata elimini automaticamente l’assegno di mantenimento. È falso. Un contributo alimentare può rimanere dovuto anche in alternanza, purché esista una differenza di reddito significativa tra i genitori o che uno di essi sostenga maggiori spese correnti per il bambino (spese scolastiche, attività, salute).

Il giudice valuta la situazione caso per caso. La sola uguaglianza del tempo di ospitalità non è sufficiente per concludere che ciascun genitore contribuisca in modo uguale ai bisogni del bambino.

Per quanto riguarda le prestazioni familiari, la residenza alternata apre la possibilità di una divisione delle indennità tra i due genitori presso la CAF. I genitori possono scegliere un unico beneficiario o richiedere una divisione. In assenza di accordo, la CAF applica una divisione per default. Le regole variano a seconda della prestazione interessata:

  • Le indennità familiari possono essere divise a metà tra i due genitori, su richiesta o in caso di disaccordo.
  • Il complemento di libero scelta del metodo di custodia (CMG) obbedisce a regole specifiche: ciascun genitore può, a determinate condizioni, ricevere un aiuto per il proprio metodo di custodia.
  • Alcuni aiuti, come l’assegno di frequenza scolastica, vengono versati solo a un unico beneficiario, costringendo i genitori a trovare un accordo o a lasciare che la CAF decida.

Criteri del giudice delle famiglie per stabilire la residenza

Quando i genitori non riescono a trovare un accordo, il giudice decide in base all’interesse superiore del bambino. Questo principio generale si traduce nell’esame di criteri concreti:

  • La prossimità geografica delle due abitazioni, in particolare rispetto alla scuola del bambino.
  • La disponibilità reale di ciascun genitore per garantire la quotidianità (orari di lavoro, spostamenti professionali).
  • La qualità delle relazioni tra il bambino e ciascun genitore, valutata talvolta tramite un’indagine sociale o una perizia medico-psicologica.
  • La capacità dei genitori di collaborare. Un conflitto genitoriale acuto può portare il giudice a escludere la residenza alternata, anche se entrambi i genitori la richiedono.

Il giudice può ordinare una residenza alternata provvisoria per testare il dispositivo prima di confermarlo o abbandonarlo. Questa fase di prova, la cui durata varia, consente di osservare come il bambino si adatta al ritmo proposto.

L’autorità genitoriale rimane congiunta in tutti i casi, indipendentemente dal tipo di residenza scelto. La residenza alternata e la residenza principale presso un genitore non influenzano i diritti e i doveri genitoriali: entrambi i genitori continuano a prendere insieme le decisioni relative alla salute, alla scuola e all’educazione del bambino.

Due genitori che discutono di un accordo di affidamento alternato durante una sessione di mediazione familiare

La distinzione tra “affidamento alternato” e “affidamento condiviso” non è quindi una sfumatura di vocabolario. Essa separa un quadro giuridico preciso, con conseguenze misurabili sull’assegno, sulle prestazioni e sull’organizzazione del calendario, da un’espressione vaga che non protegge né i genitori né il bambino in caso di disaccordo. Utilizzare i termini esatti del Codice civile in una convenzione genitoriale rimane il modo più sicuro per evitare contenziosi costosi.

Affidamento alternato o affidamento condiviso: comprendere le differenze per scegliere meglio